Questo ‘romanzone’ vittoriano scardina le mie certezze perché nasce si sviluppa e cresce come un seme che ha bisogno di luce per esplodere fuori dalla sua scorza. Sono talmente partecipe di quest’esplosione da riuscire a vederne ogni minimo dettaglio, da esserne parte integrante, protagonista e paesaggio bucolico, narrazione e libro. Quando tutto finisce guardo la pianta, e l’autrice mi fa vedere di nuovo il seme.
Davide Bregola scrive la quarta di copertina (anche) della nuova traduzione di Middlemarch di George Eliot per la Bur.
Non sarebbe meglio abolire i commenti sulle quarte? Basta solo una breve sinossi del libro.