Com’è possibile una voce narrante come quella di Monica Viola? In primo luogo, l’affondare del ricordo-immagine narrato nell’era remota degli archetipi, «dei fenomeni originari». La brutale rappresentazione del maschile, e la rappresentazione, da esso derivata, del femminile trascendono l’esperienza autobiografica di Viola: non ha senso chiedersi se Monica è davvero esistita, se è una figura fittizia o reale.
Girolamo De Michele recensisce Tana per la bambina con i capelli a ombrellone
Che avrà voluto dire?