Scorie: tutto il peggio della rete

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Roma non far la stupida stasera 1

L’incipit é importante
Quando M. arriva a Roma ha trent’anni e continua ad accartocciarsi su una verità acuminata che le si infilza nello stomaco e nell’utero. Roma per lei è un po’ di tutto, tutto insieme e tutto all’improvviso. M. pensava di allattare al ventre della lupa le sue paure, lo squarcio che le ha aperto in due la vita a dieci anni, e che dopo vent’anni perde ancora sangue e visceri.

Ma anche la conclusione
In questo preciso momento, però, le sue vene e le sue arterie disegnano un percorso diverso, si innalzano, bucano la terra, entrano nelle vene e nelle arterie di M., pompandole dentro la realtà cruda, senza orpelli, la vita, la lotta per la sopravvivenza.
Mors tua vita mea.
Margherita si volta di scatto: davanti alla colonia felina di Largo Argentina, dalla parte opposta della strada, c’è una pasticceria. Margherita perlustra la piazza – un luogo dell’anima, uno sfogo dell’anima, le piazze sono l’urlo delle strade, pensa – calcolando a mente quanto dovrà camminare per arrivare a Villa Borghese.
Veni vidi vici.