Un sondaggio sui migliori scrittori italiani contemporanei, indetto da Remo Bassini. La votazione nei commenti:
“Doriana: Nico Orengo, Remo Bassini, Dacia Maraini, Lidia Ravera, Niccolò Ammaniti.”
E siamo certi arriveranno altre nominations. Stay tuned.
“Minchia se mi ricordo di Alfredino nel pozzo. Me lo sognavo tutte le notti, dopo, non avevo nemmeno otto anni e fu la prima situazione che mi diede un’idea della Morte, da quella volta e per molti mesi pensai che sarei Morto anch’io, avevo paura, una paura animale. Anche ora, se ci ripenso, confesso una brutta inquietudine. M’ha spaventato l’infanzia, diobbono, Vermicino è il primo incubo collettivo che rimbalza sull’etere italico e ci rintrona. Poi però è stato usato nell’incipit di uno dei più grandi romanzi italiani dell’ultimo ventennio, e quindi a qualcosa è servito.”
Christian Frascella, proprio sul blog dell’autore “di uno dei più grandi romanzi italiani dell’ultimo ventennio” (Dies Irae, di Giuseppe Genna, ndcs). Naturalmente.
Lusinghe, sviolinate, ammiccamenti, lodi sperticate, panegirici. Il peggio dei lit-blog, dunque.
La quarta di copertina: «È un tardo pomeriggio d’inverno, Natale si avvicina, le strade della città sono illuminate a festa, tutti hanno fretta, e tutti corrono, le braccia cariche di pacchi e pacchetti con i regali. Anch’io corro come gli altri, e come gli altri ho fretta di tornare a casa. Sotto i portici, in via dei Mille, quasi all’incrocio con via Indipendenza, c’è una ragazza seduta sui gradini di una banca. È sola. Sta scrivendo qualcosa su un pezzo di cartone, e piange. Piange disperatamente. Le lacrime scivolano sul suo volto rotondo da bambina. Ma nessuno si ferma.» Che cos’è la solitudine? Il buio prima della luce, il momento in cui fermarsi per riflettere e ricominciare, in una nuova prospettiva, la propria vita? Oppure è solo l’orlo dell’abisso? Simona Vinci racconta i molteplici volti della solitudine, in un viaggio affascinante alla ricerca di cosa significhi veramente, al giorno d’oggi, essere soli.
L’incipit: “C’era una volta un uomo che in un giorno d’estate, quando il sole, nella parte di mondo in cui abitava non conosceva alba né tramonto ma stava sempre alto nel cielo come una lampadina accesa, aveva riempito una sacca di viveri e oggetti di prima necessità, li aveva caricati sulla sua slitta ed era partito verso l’orizzonte invisibile. La moglie e i tre figli lo avevano guardato senza dire una parola. Sapevano benissimo di averlo perduto nel momento stesso in cui l’idea di partire da solo era balenata nella sua mente. Ora era già troppo tardi, non c’era più niente da fare: quando un uomo incomincia ad essere solo dentro la sua testa non si può più convincerlo a tornare indietro. Lo guardarono avanzare nella luce bianca che prometteva neve e ancora neve, i suoi passi non lasciavano orme visibili sul ghiaccio bianco lucido del fiordo, e loro sapevano di star guardando un fantasma, una visione del passato, l’eco di qualcosa che non sarebbe mai più stato reale. Quell’uomo era diventato un kivitog.”
PS Ovviamente, la quarta non me la sono scritta da sola…
Simona Vinci, un corto per Il Corriere
L’incipit però sì. O no?
quando il sole ? quando il sole che?
Ora era già troppo tardi? Per forza sta già sulla slitta. Ma sapevano che sarebbe già partito ancor prima di capirlo, no? Quando gli era balenata l’idea nella mente, no?
Oddio che mal di testa.
Ma forse questa è la versione ridotta per la rete.
Ginni: Settembre ha un sacco di estimatori: neanche maggio ha avuto tanto fra poesia e canzoni…
Quanto a me, significa la vera fine dell’anno. I mesi freddi e avari di luce che lo seguono, sono una preparazione alla nuova primavera e alle sue giornate infinite.
Roby:settembre in verità è l’unico mese che riesce sempre a stupire, l’unico che si sottrae alla ripetitività (pur ripresentandosi, ogni anno, inesorabilmente)
Flavia: per me le stagioni sono quattro e m’incavolo quando mi derubano di due ( chi ha preso le mezze stagioni le tiri fuori!). A me piace godermi *tutto*. Il calore dell’estate, il languido morire autunnale,un inverno al caldo delle case, una primavera rigogliosa.
Elena: Amo più di ogni altra questa stagione che stempera i furori della natura per accendere quelli interiori, nessun altro momento dell’anno induce così dolcemente a rivolgere lo sguardo verso sè stessi, senza alcuna malinconia, su un letto di braci roventi che riscalderanno l’inverno, invece…
da
Altri Appunti per Settembre(veramente c’era anche la luna di mezzo ma il Collettivo, dopo animata discussione, ha deciso di toglierla.)
Il titolo:
Poesie
Al pascolo…
Colorate
La descrizione:
Ci sono giorni grigi perlati all’apparenza insignificanti ma così pieni di profumi di donna che ti par d’essere in primavera e l’aspiri tutta a pieni polmoni. In inverno a riscaldamento spento sono in piena estate sudo e boccheggio sensualità.
Con la modesta cifra di cinquecento euro puoi portarti a casa un prezioso volume di liriche, ma affrettati perché l’offerta è labile!
Altre occasioni da non perdere le trovi qui.
Ci pensa Lulu