Scorie: tutto il peggio della rete

Il Collettivo Scorie vigila sul web. Segnalaci le tue scorie e noi le smaltiremo! scorie.tumblr@gmail.com

Il grande Slurp II

Un sondaggio sui migliori scrittori italiani contemporanei, indetto da Remo Bassini. La votazione nei commenti:

“Doriana: Nico Orengo, Remo Bassini, Dacia Maraini, Lidia Ravera, Niccolò Ammaniti.”

E siamo certi arriveranno altre nominations. Stay tuned.

Il grande Slurp I

“Minchia se mi ricordo di Alfredino nel pozzo. Me lo sognavo tutte le notti, dopo, non avevo nemmeno otto anni e fu la prima situazione che mi diede un’idea della Morte, da quella volta e per molti mesi pensai che sarei Morto anch’io, avevo paura, una paura animale. Anche ora, se ci ripenso, confesso una brutta inquietudine. M’ha spaventato l’infanzia, diobbono, Vermicino è il primo incubo collettivo che rimbalza sull’etere italico e ci rintrona. Poi però è stato usato nell’incipit di uno dei più grandi romanzi italiani dell’ultimo ventennio, e quindi a qualcosa è servito.”

Christian Frascella, proprio sul blog dell’autore “di uno dei più grandi romanzi italiani dell’ultimo ventennio” (Dies Irae, di Giuseppe Genna, ndcs). Naturalmente.

Una nuova rubrica: Il grande slurp!

Lusinghe, sviolinate, ammiccamenti, lodi sperticate, panegirici. Il peggio dei lit-blog, dunque.
Tutto quello di cui uno scrittore ha bisogno immagine e didascalia presa da qui, ma la recensione di  Gamberetta  ci è piaciuta, eh!
Tutto quello di cui uno scrittore ha bisogno

immagine e didascalia presa da qui, ma la recensione di  Gamberetta  ci è piaciuta, eh!

La quarta di copertina: «È un tardo pomeriggio d’inverno, Natale si avvicina, le strade della città sono illuminate a festa, tutti hanno fretta, e tutti corrono, le braccia cariche di pacchi e pacchetti con i regali. Anch’io corro come gli altri, e come gli altri ho fretta di tornare a casa. Sotto i portici, in via dei Mille, quasi all’incrocio con via Indipendenza, c’è una ragazza seduta sui gradini di una banca. È sola. Sta scrivendo qualcosa su un pezzo di cartone, e piange. Piange disperatamente. Le lacrime scivolano sul suo volto rotondo da bambina. Ma nessuno si ferma.» Che cos’è la solitudine? Il buio prima della luce, il momento in cui fermarsi per riflettere e ricominciare, in una nuova prospettiva, la propria vita? Oppure è solo l’orlo dell’abisso? Simona Vinci racconta i molteplici volti della solitudine, in un viaggio affascinante alla ricerca di cosa significhi veramente, al giorno d’oggi, essere soli.

L’incipit: “C’era una volta un uomo che in un giorno d’estate, quando il sole, nella parte di mondo in cui abitava non conosceva alba né tramonto ma stava sempre alto nel cielo come una lampadina accesa, aveva riempito una sacca di viveri e oggetti di prima necessità, li aveva caricati sulla sua slitta ed era partito verso l’orizzonte invisibile. La moglie e i tre figli lo avevano guardato senza dire una parola. Sapevano benissimo di averlo perduto nel momento stesso in cui l’idea di partire da solo era balenata nella sua mente. Ora era già troppo tardi, non c’era più niente da fare: quando un uomo incomincia ad essere solo dentro la sua testa non si può più convincerlo a tornare indietro. Lo guardarono avanzare nella luce bianca che prometteva neve e ancora neve, i suoi passi non lasciavano orme visibili sul ghiaccio bianco lucido del fiordo, e loro sapevano di star guardando un fantasma, una visione del passato, l’eco di qualcosa che non sarebbe mai più stato reale. Quell’uomo era diventato un kivitog.”

PS Ovviamente, la quarta non me la sono scritta da sola…

Simona Vinci, un corto per Il Corriere

L’incipit però sì. O no?
quando il sole ? quando il sole che?
Ora era già troppo tardi? Per forza sta già sulla slitta. Ma sapevano che sarebbe già partito ancor prima di capirlo, no? Quando gli era balenata l’idea nella mente, no?
Oddio che mal di testa.
Ma forse questa è la versione ridotta per la rete.

via anarchaia:

Music, Video - Pop-Porno (GENIO) dialettica
maschiaccio/femminuccia

Tu sei cattivo con me
perché ti svegli alle tre
per guardare quei film
un po’ porno

Tu sei cattivo con me
perché mi guardi come se
io fossi un’attrice
porno


Porno Pop Porno Pop Porno
Pop Porno Porno Porno

Tu sei cattivo con me
perché ti piace sognare
quei tipi di donna
un po’ porno

Tu sei cattivo con me
perché mi lasci da sola
e ti guardi quei film
un po’ porno

Porno Pop Porno Pop Porno
Pop Porno Porno Porno

Ma quando viene sera
tu mi parli d’amore
e guardandomi negli occhi
mi fai sentire davvero
una donna un po’ porno.

Ginni: Settembre ha un sacco di estimatori: neanche maggio ha avuto tanto fra poesia e canzoni…
Quanto a me, significa la vera fine dell’anno. I mesi freddi e avari di luce che lo seguono, sono una preparazione alla nuova primavera e alle sue giornate infinite.
Roby:settembre in verità è l’unico mese che riesce sempre a stupire, l’unico che si sottrae alla ripetitività (pur ripresentandosi, ogni anno, inesorabilmente)
Flavia: per me le stagioni sono quattro e m’incavolo quando mi derubano di due ( chi ha preso le mezze stagioni le tiri fuori!). A me piace godermi *tutto*. Il calore dell’estate, il languido morire autunnale,un inverno al caldo delle case, una primavera rigogliosa.
Elena: Amo più di ogni altra questa stagione che stempera i furori della natura per accendere quelli interiori, nessun altro momento dell’anno induce così dolcemente a rivolgere lo sguardo verso sè stessi, senza alcuna malinconia, su un letto di braci roventi che riscalderanno l’inverno, invece…

da Altri Appunti per Settembre
(veramente c’era anche la luna di mezzo ma il Collettivo, dopo animata discussione, ha deciso di toglierla.)

D: Il tuo romanzo ha una prosa liquida. A volte incalza, fa salire il ritmo, con un brivido. Altre è poetica. La poesia e la prosa: esiste secondo te la forma ideale con cui le emozioni riescono a fluire in modo più delicato, ma efficace? Una domanda che genera un dubbio: a un romanzo dalla prosa liquida si può applicare il principio dei vasi comunicanti?
Giusto! Perche’ devono essere gli editori a decidere cio’ che la gente “deve” leggere?
Brave, come sempre!
Soffiodimaggio commentando Pepper & Cream
Arrivo al “Ritual”, per la festa di compleanno di Mara, in compagnia di Barbara e Denise, le mie amiche più care. Non fosse stato per loro, e per la fastidiosa e perniciosa insistenza che le accomuna, probabilmente avrei disertato la festa e fatto una pessima figura.

L’incipit di un racconto erotico.

Ma quando s’imparerà a usare bene le parole: racconto??? Ed è solo la prima puntata, purtroppo ce ne saranna delle altre.

Balli neocatecumenali
L’ alternarsi nello scritto della Mazzuccato di un narrato rapidamente passante dalla prima alla terza persona con demarcazione impercettibile, lascia pensare che i luoghi dell’anima siano precisamente dentro di lei e lei scrigno magico della vita con cui si deve venire a patti. Luoghi e situazioni che, pur “ altro da noi” offrono un “ affido” ai nostri svuotamenti……ai corpi colpiti ai quali tre donne affidano la speranza di vivere comunque, in un” magnificat” sacralmente laico, come accettazione e superamento anche di accadimenti non scelti e dolorosi.

Magnificat Marsigliese di Mazzucato e L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello sono accostati.

Accostati?

Sì, insomma, é stato fatto un accostamento.

Urca! E dove?

qui

Con quante c si scrive Mazzucato?

Con una.

Sicuri? Perché io leggo il suo cognome quasi sempre con due c. E anche in questa citazione ce ne sono due.

Eh, si vede che le sarà scappata una c in più mentre accostava.


Il titolo:

Poesie
Al pascolo…
Colorate

La descrizione:

Ci sono giorni grigi perlati all’apparenza insignificanti ma così pieni di profumi di donna che ti par d’essere in primavera e l’aspiri tutta a pieni polmoni. In inverno a riscaldamento spento sono in piena estate sudo e boccheggio sensualità.

Con la modesta cifra di cinquecento euro puoi portarti a casa un prezioso volume di liriche, ma affrettati perché l’offerta è labile!

Altre occasioni da  non perdere le trovi qui.

Ci pensa Lulu